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La chiesa in origine era posta in prossimità della costa, sul promontorio di punta Calamizzi che spofondò nel 1562 per un fenomeno di bradisismo, e fu distrutta, insieme al Monastero di San Nicola nel 1086 dagli arabi guidati da Benavert. Ricostruita nel luogo attuale, fu elevata a parrocchia il 23 maggio 1631. Distrutta dal terremoto del 1783, fu riedificata con il contributo dei fedeli e dei Borboni. Crollò durante il terremoto del 1908. Fu ricostruita quasi nello stesso luogo per interessamento del canonico Rocco Vilardi, proprietario del fondo adiacente, che concesse il suolo per la retrocessione della chiesa rispetto alla precedente e per la creazione di una piazzetta antistante.

 

 

Architettura esterna [modifica]

L'esterno, in stile romanico lombardo, ha una facciata con lesene laterali terminanti con capitelli ornati che sostengono un timpano triangolare. Al centro il portale è delimitato da lesene e colonnine terminanti con capitelli ornati, sormontati da una lunetta con dentro un bassorilievo raffigurante San Giorgio a cavallo che uccide il drago. In alto una finestra con una vetrata artistica che riprende la stessa scena riprodotta dal bassorilievo sopra il portale. Sulla sinistra sorge il campanile di sezione quadrata. L'altezza dell'edificio è di 10 metri al fianco di gronda, il campanile invece è alto 14 metri.

Descrizione dell'interno [modifica]

La pianta della chiesa, a croce latina, è ad una sola navata. Verso l'abside ha una crociera della stessa campata della navata disposta in senso trasversale e sporgente di 2 metri dai fianchi. E' coronata da un'abside semicircolare e, sulla destra la sacrestia a filo con la crociera e con il vertice dell'abside. Sull'altare maggiore si trova una icona di San Giorgio che uccide il drago, dotata di un'imponente cornice di legno del XVIII secolo finemente scolpita. Sulla volta dell'abside si trova la grande raffigurazione del Pantocratore.

Ultimo aggiornamento (Martedì 17 Aprile 2012 10:15)

 

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